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> Processo Di Napoli
 
gabriele
Inviato il: Mercoledì, 06-Mag-2009, 16:16
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ULTERIORE APPROFONDIMENTO SULL' UDIENZA DI IERI AL PROCESSO DI NAPOLI


Utilizzabilità delle intercettazioni: Prioreschi vs. Beatrice
Mario Incandenza mercoledì 06 maggio 2009 01:07 Più che di "Processo Calciopoli", stavolta parliamo di "Prioreschi vs Beatrice". Su nemmeno 3 ore di udienza, la parte del leone ieri l'han fatta il legale di Moggi e il Pubblico Ministero napoletano. Quasi un'ora se l'è presa l'avvocato romano, per convincere il Tribunale che alcune delle prove presentate dall'accusa sarebbero irregolari. Poco più di 40 minuti, invece, è stata occupata dalle spiegazioni dell'accusa, in questo caso costretta sulla difensiva.
Le questioni poste dall'avvocato Prioreschi non sono state solo formali. Anzi, l'avvocato è entrato anche fin troppo nel merito della storia delle indagini, esponendosi anche ai rilievi del suo avversario per questo.
Insomma, le schermaglie iniziali del processo non sono state solo procedurali, ma si è toccata anche la sostanza. Basti pensare che la parte più interessante dell'intervento di Prioreschi è stata dedicata al famoso (o famigerato) teorema delle SIM svizzere, e il prossimo 15 maggio, giorno in cui il Tribunale si pronuncerà sull'ammissibilità delle prove presentate, uno dei teoremi portanti di quel processo mediatico che 3 anni fa venne chiamato Calciopoli, e che per noi è Farsopoli, potrebbe già subire un brutto colpo.
In sostanza, il legale di Moggi contesta i famosi specchietti sul presunto traffico telefonico che sarebbe intercorso tra molti degli imputati. Secondo l'accusa, tali documenti (presentati in forma di files di Excel) rappresenterebbero l'accertamento di un canale riservato di comunicazione telefonica tra Moggi, il ds messinese Fabiani, i designatori e alcuni arbitri. Prioreschi ricorda che si tratta solo di un'ipotesi investigativa dei Carabinieri, fondata su un'acquisizione di tabulati stranieri (svizzeri e del Liechtenstein) avvenuta senza che per altro venisse effettuata la richiesta di rogatoria internazionale prevista da diversi articoli di legge e dal trattato bilaterale italo-svizzero.
Prioreschi ripercorre così la nascita di questo filone d'indagine: il 9 febbraio del 2005, dal fisso di casa Bergamo (allora designatore arbitrale) parte una telefonata al numero di un cellulare dotato di SIM svizzera, e i Carabinieri, che sono in ascolto, intuiscono che dall’altra parte ci sarebbe Moggi. Da lì, chiedono al pm di mettere sotto intercettazione anche l'utenza straniera. Badate bene: l'utenza in questione viene posta sotto intercettazione, ma senza esito, perché tale numero non produce traffico telefonico. A quel punto, gli inquirenti chiedono ai pm di acquisire i tabulati telefonici relativi a quest'utenza, ma "contemporaneamente e autonomamente" (cioè senza rogatoria) compiono, secondo l'informativa d'indagine, "accertamenti mirati tramite gli uffici collegati svizzeri", con il risultato di scoprire che tra l'1 gennaio e il 15 marzo l’utenza in questione avrebbe contattato unicamente altre due utenze svizzere, ipotizzando che ad usarle fossero nientemeno che i due designatori, Bergamo e Pairetto. Sempre "autonomamente", e cioè senza rogatoria, accertano che l’intestatario di queste SIM straniere (gestore Switzerland Sunrise) sarebbe un certo Arturo De Cillis nato a Carovigno.
Un anno dopo, a maggio 2006, e cioè allo scoppio di Farsopoli, il figlio dell'intestatario De Cillis (che è ottuagenario) si presenta dai Carabinieri e racconta che quelle 3 SIM, più altre 6 sempre intestate a suo padre, sarebbero state acquistate nel loro negozio di Chiasso da un dipendente della Juve, tal Bertolini. A quel punto, l'indagine lievita, ma secondo Prioreschi un po' troppo, perché in seguito all'esame dei tabulati delle 9 schede ne scaturiscono altre e, soprattutto, in successivi interrogatori, De Cillis fornisce agli inquirenti i numeri di qualcosa come 385 SIM del Liechtenstein, come se, a forza di essere sentito, avesse riportato loro l'elenco di tutte le schede vendute nel suo negozio di Chiasso.
La tesi dell'avvocato di Moggi è che, in quanto fatto senza la necessaria rogatoria internazionale, l'atto che ha originato questa indagine sarebbe irregolare, e di conseguenza sarebbero inutilizzabili anche tutti quelli che ne sono seguiti. E' il concetto della “inutilizzabilità derivata”, per il quale l'avvocato si appella a due sentenze della Cassazione. Allo stesso modo, chiede che non possano essere utilizzate le dichiarazioni rese da Bertolini e De Cillis presso l’autorità giudiziaria, nonché quelle al riguardo dei carabinieri del Nucleo Operativo di Roma che hanno svolto l'indagine.
Per prevenire alcune possibili obiezioni dall'accusa, il legale ricorda che la giurisdizione, riguardo alle indagini sulle utenze mobili, è quella della nazione del gestore di telefonia, e non quella del luogo in cui le utenze vengono utilizzate. Inoltre, le SIM, a parte le 9 di De Cillis, non si sa nemmeno a chi siano intestate, perché risultano in gran parte anonime. E' vero che ci sarebbero sentenze della Cassazione che parlano di “instradamento”, e cioè del fatto che quando una sim straniera comunica con numeri italiani la chiamata è instradata nel nostro paese e quindi soggetta al nostro regime giuridico, ma la differenza qui starebbe nel fatto che si tratta di SIM straniere che comunicano fra loro.

Oltre alla questione schede svizzere, Prioreschi solleva profili di inutilizzabilità riguardo alle intercettazioni vere e proprie. Segnala irregolarità nei decreti di autorizzazione, che nel caso di quelli effettuati dal Gip sarebbero privi di motivazione, mentre quelli del Pm ne avrebbero una solo "apparente". Evidenzia inoltre diversi casi di mancanza di motivazione anche rispetto ai decreti sulle SIM svizzere. Inoltre, tutte le richieste di intercettazioni e di proroga mancherebbero di timbro di deposito in segreteria.
Ma l'aspetto più sostanziale riguarda il problema della "remotizzazione". In poche parole, secondo la legge, l'ascolto delle intercettazioni può essere sì effettuato dall'autorità di polizia giudiziaria (es. i Carabinieri), ma il server deve essere installato presso il centro intercettazioni della procura. In questo caso, invece, il sistema delle intercettazioni era installato direttamente presso il reparto operativo dei Carabinieri: un server con 18 linee telefoniche (una linea può intercettarne 150). Tanto è vero che, per le varie richieste di informazioni sulle utenze, nelle comunicazioni ufficiali la TIM interloquisce direttamente con i Carabinieri, e non con la procura. La stessa procura, quando interloquisce con la TIM, indica i Carabinieri (RONO) come coloro che fanno le intercettazioni (e non il CIT della procura). Alla questione avevamo già dedicato un articolo che entra nel merito degli aspetti più tecnici.

Prioreschi solleva poi altre richieste di inammissibilità. Una riguarda il caso Lodà, e cioè di un signore che parrebbe aver depositato presso la Procura di Firenze un documento audio da lui registrato, contenente informazioni sulla costruzione del famoso dossier su Della Valle, e che per l'avvocato costituirebbe un caso di "intercettazione abusiva".
Inoltre, introduce la questione dell'inammissibilità di tutti gli atti della giustizia sportiva, delle dichiarazioni rese presso l'ufficio indagini della Federcalcio alle relazioni dell’ufficio indagini, dagli atti della Figc relativi all'indagine della procura di Torino al deferimento della procura federale di Calciopoli.
Il problema dell'inammissibilità degli atti della giustizia sportiva viene poi rimarcato anche dall'altro avvocato di Moggi, Trofino, che fa solo un breve intervento al proposito. Ma la questione viene sollevata pure dai difensori di diversi altri imputati.

Particolarmente interessante anche il breve intervento dell'avvocato Messeri, legale dell'arbitro Bertini. Sostiene anch'egli l'inutilizzabilità dei tabulati delle SIM svizzere (lui li chiama "tabulati", ma forse si riferisce ai famosi specchietti che associavano a ciascun arbitro le rispettive SIM svizzere e ne ipotizzavano la rete di chiamate), per mancanza della rogatoria, delle autorizzazioni e altre ragioni indicate da Prioreschi.
Laddove anche tali tabulati venissero ammessi, chiede l'audizione dei legali rappresentanti dei gestori telefonici, per sottoporglieli e verificarne la provenienza e la completezza. Inoltre, chiede una perizia per chiarirne le modalità di formulazione, dato che sono documenti di formazione extraprocessuale quantunque finalizzati al processo, formati in assenza di principi difensivi, e di cui è lecito approfondire i sistemi tecnologici a cui gli investigatori sono ricorsi. Tutto ciò perché, rileva, tali documenti contengono delle assolute contraddittorietà. Risultano, ad esempio, assurde e illogiche le 39 telefonate prima di una partita (Juve-Milan). Addirittura, in un altro caso, Bertini in 10 minuti starebbe prima ad Arezzo e poi a Milano.
Nel caso dunque i tabulati fossero comunque ammessi, chiede perciò una perizia completa.

L'udienza si conclude, dunque, con il lungo intervento del Pm Beatrice, finalizzato a difendere la bontà dei mezzi di prova messi in discussione.
La registrazione Lodà, fatta autonomamente, e non dall’autorità giudiziaria, sarebbe ammissibile anche se priva di autorizzazione. Sull'ammissibilità degli atti della giustizia sportiva, Beatrice ricorda che alcuni difensori, a differenza dei colleghi che ne hanno chiesto l'inutilizzabilità, hanno chiesto loro stessi di produrre atti dello stesso tipo. Inoltre, ricorda casi in cui atti di procedimenti diversi da quelli giudiziario sono stati acquisiti.
Sulle SIM svizzere critica Prioreschi, che a suo dire è entrato troppo nel merito, raccontando la storia dell'indagine. Contesta il discorso della “inutilizzabilità derivata”. Ricorda che la giurisprudenza dell’instradamento riguarda le intercettazioni telefoniche, e non le attività di richiesta di acquisizione tabulati o comunque di documenti in possesso di gestori italiani.
Sulla motivazione dei decreti del pm, contesta la definizione di "apparente". In realtà, in alcuni casi, come quello dell’acquisizione di tabulati telefonici, può essere sufficiente, secondo alcuni pronunciamenti, una versione “succinta”. Licenzia come troppo formalistica la contestazione della mancanza delle firme dei segretari della procura.
Giustifica la doppia data di un atto (nov. 2004 e giu. 2005) con la necessità, nel secondo caso, di contabilizzare le intercettazioni presso la ditta fornitrice.
Sulla questione della remotizzazione va però in difficoltà. Parla di "segmenti" nei quali la Cassazione avrebbe stabilito che l’intercettazione dovesse avvenire, come quello della "captazione", che avviene presso il gestore; quanto alla "registrazione", la prima deve essere fatta in Procura, poi però un’attività identica potrebbe avvenire nei locali di polizia giudiziaria. In sostanza, da quando la registrazione si fa in digitale, essa potrebbe tranquillamente avvenire contemporaneamente sia in Caserma che in Procura. Quando però il Presidente del Tribunale gli chiede chiarimenti sul "sistema base" usato per le intercettazioni, va in confusione, strappando alla Casoria un commento ironico: "E' impreparato sul punto... vabbene..."

Prossimo appuntamento, dunque, il 15 maggio, quando il Tribunale si pronuncerà sull'utilizzabilità delle prove presentate.

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maurizio
Inviato il: Lunedì, 11-Mag-2009, 12:20
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Accuse a Giraudo, percorso in salita
Lo afferma il legale dell'ex ad della Juventus
(ANSA) - NAPOLI, 11 MAG -''Il pm ha iniziato il processo e nel suo ruolo e' logico che lo concluda con una richiesta di condanna''. Cosi' Krogh, legale di Giraudo.Commentando la richiesta di condanna avanzata dai pm nel processo di Calciopoli, l'avvocato dell'ex ad della Juventus segnala che ''e' priva di elementi di sostegno''. Il fatto stesso che il pm abbia discusso 12 ore per la posizione di Giraudo - ha aggiunto Krogh - ''e' significativo di quanto sia faticoso e in salita il percorso dell'accusa''.
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Calciopoli, pm chiedono 11 condanne
Per ex ad Juve Giraudo la richiesta e' di 5 anni di reclusione
(ANSA) - NAPOLI, 11 MAG - Undici condanne per gli imputati di Calciopoli, la piu' pesante nei confronti di Antonio Giraudo. Sono le richieste dei pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci al processo con rito abbreviato davanti al gup De Gregorio. Per l'ex ad della Juve chiesti 5 anni di reclusione.Giraudo e' accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.Due anni di reclusione sono stati chiesti per l'ex presidente dell'Aia, Tullio Lanese.
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Inviato il: Lunedì, 11-Mag-2009, 13:10
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Calciopoli, richiesti 5 anni per Giraudo

Per il reato di frode sportiva: 2 anni per Dondarini e 20mila euro di multa, 1 anno e 4 mesi per Rocchi


NAPOLI, 11 maggio - Processo Calciopoli in corso. Per associazione a delinquere richiesti 5 anni per Giraudo, 3 anni e 6 mesi per l'arbitro Pieri, 3 anni per l'assistente Baglioni, 2 anni per Lanese, Cassarà e Gabriele. Per il reato di frode sportiva: 2 anni per Dondarini e 20mila euro di multa, 1 anno e 4 mesi per Rocchi, un anno e quattro mesi per Messina (10mila euro multa), un anno per Griselli e un anno a Foschetti. Adesso il processo proseguirà con audizioni della parte civile.

PESANTE BATIBECCO - In mattinata si è assistito ad un feroce battibecco fra il pm Narducci e l'avvocato dell'arbitro Gabriele che ha costretto il giudicead interrompere l'udienza per 20 minuti dopo aver sbottato duramente contro i due litiganti: «Queste cose nei miei processi non sono mai accaduti e mai dovranno riaccadere!».

GLI AVVOCATI - «Il pm ha iniziato il processo e nel suo ruolo è logico che lo concluda con una richiesta di condanna. Questa richiesta peraltro è priva di elementi di sostegno e basata soltanto sull'interpretazione congetturale di qualche normalissima telefonata tra persone che seguono il calcio». Lo ha detto l'avvocato Massimo Krogh, legale dell'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo, commentando la richiesta di condanna avanzata dai pm nel processo di calciopoli che si svolge con rito abbreviato. «Il fatto stesso che il pm abbia discusso 12 ore solo per la posizione di Giraudo - ha aggiunto Krogh - è significativo di quanto sia faticoso ed in salita il percorso dell'accusa».

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gabriele
Inviato il: Lunedì, 11-Mag-2009, 16:27
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Se come fa capire tra le righe l'avvocato di Giraudo ci potrà essere l'assoluzione del medesimo sarà la prima picconata contro la farsa di calciopoli, e sarà un beneficio anche per Luciano Moggi
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gabriele
Inviato il: Lunedì, 11-Mag-2009, 16:48
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A proposito di revisione del processo sportivo ho trovato questo interessante articolo


09/05/2009

Informa oggi Tuttosport (in un piccolo articolo a pagina 17) che la Corte di Giustizia Federale ha accolto il ricorso di Guardiola ed ha cancellato la squalifica di quattro mesi inflitta per doping nel 2001, quando giocava nel Brescia. Quella squalifica era passata al vaglio di tutti i gradi della giustizia sportiva ed era quindi irrevocabile eppure è stata rivista e revocata. Come mai?
Il fatto è che Guardiola ha subito anche un procedimento penale che, dopo i vari gradi di giudizio, è finito con l’assoluzione e forte di questa novità ha chiesto, in base all’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, che la sentenza fosse rivista e la Corte di Giustizia di Federale gli ha dovuto dare ragione.
Stiamo parlando di doping, che è un’accusa diversa da quella che ci è costata la serie B, ma il ragionamento porta proprio lì, a Calciopoli e alla pretesa di tutti i gazzettari per cui le sentenze su Moggi, Giraudo e la Juve avendo superato tutti i gradi di giudizio sono irrevocabili e nessuno le può più toccare. Questa è una gazzettata, perché l’articolo 39 del C.G.S. tratta di "revisione e revocazione", e prevede proprio i casi in cui le sentenze (irrevocabili per i gazzettari) possono essere revocate e il caso Guardiola lo dimostra.
L’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, quindi, c’è e per Guardiola è stato applicato; è un articolo che ai gazzettari non piace, ma noi faremo da cani da guardia per verificare se possa essere applicato anche in altri casi e casini; uno in particolare.
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eldavidinho94
Inviato il: Martedì, 12-Mag-2009, 13:43
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Stranamente però oggi la Pravda Rosa
non sfrutta la notizia come titolone....
Intanto però Rocchi e Dondarini coinvolti nel processo
continueranno ad arbitrare
Il presidente dell'Aia Nicchi ha ricordato
che 'l'articolo 27 della Costituzione
stabilisce il principio secondo cui la presunzione di non colpevolezza
e' valida finche' non c'e' una sentenza di condanna'.
Ma ha dimenticato di aggiungere:
che la legge è uguale per tutti.
Perchè a loro viene data la possibilità di attendere la sentenza
mentre ad altri arbitri (Pieri, Paparesta, Gabriele ecc..) no?
Ahi, serva Italia....
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maurizio
Inviato il: Venerdì, 15-Mag-2009, 14:38
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Calciopoli, ammessi 100 testi
Ven 15 Mag, 03:05 PM

(ANSA) - NAPOLI, 15 MAG -La nona sezione del tribunale di Napoli chiamata ad esprimersi su Calciopoli ha ammesso 50 testi pro Moggi e 50 indicati dai Pm. Ammesse anche intercettazioni telefoniche e tabulati di conversazioni avvenute utilizzando schede Sim estere che l'ex dg della Juve avrebbe fornito ad arbitri e designatori. Tra i testi ammessi in particolare Romeo Paparesta, padre dell'arbitro Gianluca, e Armando Carbone, coinvolto nel primo scandalo del calcio scommesse degli anni '80.







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gabriele
Inviato il: Lunedì, 18-Mag-2009, 17:28
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Processo Calciopoli : la cronaca


Udienza del Tribunale di Napoli del 15 maggio 2009

Le prove, quali prove?

Teresa Casoria: «Allora possiamo iniziare con la causa Ambrosino Marcello?».

La solita chiamata degli imputati, è presente in aula Paolo Bergamo, unico tra gli imputati.

Il Tribunale scioglie la riserva della precedente udienza e si pronuncia sull'ammissibilità delle prove proposte da accusa e difesa.

Il Presidente del Tribunale: «I documenti depositati dalla parte pubblica e dalle parti private possono essere tutti acquisiti al fascicolo del dibattimento[...], con l'eccezione che segue: Non possono essere acquisiti i verbali delle prove, in particolare delle dichiarazioni degli imputati assunte nel procedimento disciplinare, così come chiesto dai pm».

I tabulati
Vengono ammessi i tabulati depositati dall'accusa: non si ravvisano ostacoli all'acquisizione dei tabulati attestanti flusso di traffico telefonico. I tabulati non sono intercettazioni e secondo i precedenti della Corte Costituzionale, per la quale sono dati esterni alla conversazione telefonica, possono acquisirsi al giudizio.
Per i tribunale l'attività di indagine svolta dalla p.g. non abbisognava di rogatoria. Non risulta che siano stati tenuti (da parte degli organi inquirenti) comportamenti presupponenti la rogatoria all'estero. L'acquisizione dei tabulati è la risposta di una richiesta a gestori italiani aventi disponibilità di un nodo posto in Italia.
L'attività investigativa precedente l'acquisizione fu svolta in Italia. Fu ininfluente nella dinamica delle investigazioni il contatto "avviato" in Chiasso tra i carabinieri di Roma e il venditore (italiano) di sim straniere, in quanto questi (è pacifico) le notizie le ha successivamente fornite in Italia.
Va sottolineato che i tabulati versati in atti sono stati forniti dalla Telecom e da altri operatori italiani.
Appare superfluo disporre la citazione dei gestori per chiarificazione sulla tecnica di formazione così come richiesto da talune delle difese.

Le intercettazioni
Le intercettazioni telefoniche possono essere utilizzate nei confronti di tutti gli imputati, anche del Meani. Non configura impedimento la circostanza che non è ammessa l'intercettazione per il reato di frode sportiva. Le intercettazioni sono effettuabili laddove esiste il ragionevole sospetto della commissione dei reati per cui sono previste, anche se poi il reato non si consuma. E non è necessario che gli indizi siano a carico dei soggetti intercettati incidentali.

Non sono nulli i provvedimenti autorizzativi delle intercettazioni per mancanza delle formalità di cancelleria sollevate dalle difese. Come aveva ricordato lo stesso legale di Moggi, si può richiamare la giurisprudenza (quella meno rigorosa - ndr) che fa salvi i decreti di autorizzazione se può aversi comunque (aliunde) certezza della corretta formazione dell'atto.

Nei vari decreti di autorizzazione delle intercettazioni è motivata a sufficienza la decisività della prova desumibile dall'intercettazione. Esiste per i decreti un apparato motivazionale strutturato in maniera tale da far emergere l'esistenza di un'autonoma valutazione da parte del giudice in ordine alla presenza delle condizioni richieste per l'esecuzione delle intercettazioni. Non manca la sufficiente specificità se viene contemplato, quand'anche [i]per relationem, lo svolgimento di attività organizzativa dei reati fini dell'associazione a delinquere.

La remotizzazione
Quanto al collegamento dell'impianto di captazione delle telefonate ai locali della Procura della Repubblica, questo può anche essere assicurato da un sistema informatico che permetta l'ascolto simultaneo alla polizia giudiziaria. Quello che, dal tenore dei decreti autorizzativi, è avvenuto nella specie.
Non vi sono motivi per porre in dubbio che le registrazioni siano avvenute attraverso il server posto nei locali della Procura della Repubblica.

Non si può eseguire la trascrizione di tutte le telefonate intercettate, come richiesto dalla difesa di Moggi. Solo per quarantanove delle conversazioni indicate dalla difesa di Moggi (e in aggiunta alle trascrizioni richieste dell'accusa) si deve procedere a trascrizione. La trascrizione di queste telefonate si rende necessaria per il forte contrasto sulle stesse esistente tra accusa e difesa e allo stesso tempo per non comprime eccessivamente il diritto di difesa.

Il collegio giudicante invita l'accusa a mettere nella disponibilità della difesa Pairetto il materiale con le intercettazioni e si riserva di valutare ulteriori trascrizione qualora la difesa lo richiedesse.

Possono essere trascritte le intercettazioni disposte dal GIP di Torino. La comune contestazione del reato di associazione a delinquere rende ammissibile il ricorso alla intercettazione altrui.

Registrazioni private
Viene ammessa la registrazione di colloquio effettuata da Lodà. La registrazione non si può assimilare a intercettazione e si intende acquisita a processo ai sensi dell'art. 234 cpp. Il collegio stima comunque di doverne disporre la trascrizione.

Le liste
La seconda lista testimoni dei pm (sulla formazione della quale aveva eccepito l'Avv. Prioreschi - ndr) è ammissibile in quanto appare rispettato il termine di sette giorni antecedenti la prima udienza (in questo caso il 24 marzo). In base ad un criterio di elasticità inoltre, si deve ritenere ammissibile agganciar genericamente la lista testimoni a tutti i capi di imputazione.
Sulla scorta delle dichiarazioni dell'accusa, che ritiene prova fondamentale le intercettazioni telefoniche, il collegio ammette solo cinquanta dei testimoni della lista. Il tribunale si riserva l'ammissione di altri testimoni qualora ve ne fosse bisogno.

In considerazione degli stessi principi di proporzione si devono ridurre le liste proposte da alcune delle difese.
Per la lista proposta dalla difesa di Moggi, pur tenuto conto del carico delle imputazioni, appare adeguato ascoltare solo alcuni degli esponenti delle categorie ivi indicate (Presidenti, direttori sportivi, responsabili CAN...). Si devono quindi ridurre a cinquanta i testi della difesa di Moggi.
Per le stesse esigenze, i testi a difesa si riducono a: diciotto per Pairetto, a quattordici per Fabiani, a dodici per Bergamo, a dieci per Mazzei, a sette quelli a difesa di Lotto, sei per Della Valle e Mincucci, quattro per Dattilo e Titomanlio.
Il collegio di riserva di una valutazione suppletiva a fronte di specifiche e motivate richieste di contenuto determinato in valutazione anche con il contenuto dei testimoni esaminati.

Le richieste delle parti non menzionate nell'ordinanza devono intendersi rigettate.

Vengono quindi ammesse, oltre a varie prove documentali quali filmati, registrazioni televisive, schede di valutazione, eccetera..., le seguenti fonti di prova:

-I fascicoli fotografici del nucleo dei carabinieri di Roma del maggio 2005 e gli otto DVD che contengono filmati di servizi di osservazione e pedinamenti svolti dagli stessi organi di p.g.;

- La copia dell'agenda di Fiorella Bocchini, segretaria della FIGC;

- Le annotazioni dell'ufficio indagini antecedenti e relative alla partita Lecce-Bologna del 29 maggio 2005;

- L'esito delle indagini della federcalcio in seguito alle dichiarazioni dell'arbitro Racalbuto con riferimento alla partita di calcio Cagliari-Juventus del 16 gennaio 2005;

- L'esito dell'attività svolta dall'ufficio indagini della FIGC dopo la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica di Torino nelle more della decisione sul conflitto di competenza tra Napoli e Torino;

- I verbali delle assemblee del consiglio federale dal 07/09/04 al 15/03/05 e quelli della lega calcio dal 18/10/04 al 06/02/05;

- La documentazione relativa alla predisposizione delle griglie arbitrali, dei sorteggi e delle designazioni degli arbitri e degli assistenti per la stagione 2004-'05;

- Le sfere utilizzate per il sorteggio arbitrale (corpo del reato);

- La copia delle polizze stipulate tra la Juvents FC nella persona di Girando e l'INA Assitalia nella persona di Bergamo;

- La copia delle sentenze della Giustizia sportiva, cd. sentenze Ruperto e Sandulli;

- I tabulati telefonici;

- Le intercettazioni di questo procedimento e di quello di Torino;

- La trascrizione di tutte le intercettazioni di cui sopra;

- La "registrazione Lodà" e la relativa trascrizione;

- L'esame dei testimoni ammessi e degli imputati;

Viene conferito l'incarico delle trascrizione ai tre periti che prestato giuramento, chiedono di eseguire le trascrizioni separatamente e di avere novanta giorni di tempo a partire dal 25 maggio 2009. I periti rappresentano anticipatamente la difficoltà a rispettare il termine dei novanta giorni richiesto.

L'istruttoria dibattimentale viene fissata per la successiva udienza del 19 maggio, come da calendario.
Il presidente Casoria chiede ai pm di indicare di volta in volta i testimoni che intende ascoltare nelle udienze successive, con l'avvertenza (fino ad avvenuta trascrizione) di citare testi di cui non si devono trascrivere intercettazioni e che non coinvolgano la posizione di Meani.
I pm rappresentano la difficoltà a dare certezza della presenza di uno dei due testi previsti (Romeo Paparesta e Armando Carbone) chiede alle difese di ritirare (il giorno antecedente l'udienza) presso la propria segreteria la lista testimoni. La difesa di Moggi chiede di rinviare il tutto alla prevista udienza del 26.
Stante l'esigenza di non prolungare oltremodo l'iter dibattimentale e in considerazione dell'annullamento dell'udienza del 12 giugno, il Presidente Casoria conferma l'udienza del 19 maggio con l'audizione dei testi Paparesta (padre) e Carbone.

More solito, segue la caciara da fine della lezione...


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gabriele
Inviato il: Mercoledì, 20-Mag-2009, 17:11
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Clamoroso in aula: per il padre di Paparesta son tutte leggende
mercoledì 20 maggio 2009 09:50

E' iniziata ieri la sfilata dei testimoni d'accusa e il copione è lo stesso del Processo GEA: sono platealmente scagionanti.
Clamorose le spiegazioni di Romeo Paparesta, che smentisce numerose delle leggende che nel 2006 vennero create dai media per mandare la Juve in B. Ex arbitro (ultima stagione 1987-88, anno in cui arbitrò Juve - Cesena finita 0-2 a tavolino, per il petardo di Sanguin), padre dell'arbitro Gianluca, è l'unico, fra gli utenti dei telefonini dotati delle famigerate SIM svizzere, ad aver ammesso di averne fatto uso. C'è solo un piccolo problema: Romeo Paparesta non è un imputato, e nemmeno è mai stato indagato, e nemmeno, a detta degli stessi giudici, mai lo sarà. E allora a cosa servivano quelle schede? Se servivano a degli associati a delinquere ai fini di frode sportiva, perché Romeo Paparesta non è sul banco degli imputati, ma addirittura un testimone dell'accusa?
E sì che nel giro di un anno e mezzo ne usa ben quattro, di telefonini dotati di SIM straniera: Moggi gli dà il primo nel settembre 2004, dotato di rubrica con memorizzati 4 contatti: Luciano 1 e Luciano 2, Angelo 1 e Angelo 2; a febbraio 2005, durante le elezioni federali, Lucianone gliene dà un secondo, con in rubrica gli stessi contatti, ma associati a numeri nuovi, perché Moggi e Fabiani li hanno cambiati; poi, a giugno 2005 un terzo cellulare, per lo stesso motivo; infine, a dicembre 2005 un quarto, che Romeo usa fino ad aprile 2006, cioè fino allo scoppio Farsopoli, allorché si fa prendere dal panico e butta via tutto.
Panico? Comprensibile, solo che poi Romeo scopre che in realtà non c'era motivo. Lo ripeto, perché è fondamentale: Romeo Paparesta, utente di SIM svizzere moggiane, non è un imputato, non è indagato, è un teste dell'accusa. E questo fatto non può che ridimensionare il teorema della fantomatica rete telefonica riservata a fini delittuosi, i cui utenti gli inquirenti ipotizzavano fossero arbitri, tra cui suo figlio Gianluca. Ricordate gli specchietti diffusi alla stampa due anni fa? Ecco, secondo quella ricostruzione, Gianluca Paparesta sarebbe fra gli arbitri asserviti a Moggi. In realtà, ieri abbiamo stabilito che non solo non era asservito, ma che addirittura di quei telefonini Gianluca era all'oscuro. A questo punto, c'è da pensare che nemmeno gli altri utenti fossero arbitri. Eh, sì, perché i cellulari che Moggi diede a Romeo Paparesta non servivano a comunicare con degli arbitri, ma semmai, come ha raccontato ieri il teste (ripeto, dell'accusa), a cercare di difendersi da loro.
Ma andiamo con ordine, e ricostruiamo la storia secondo quanto raccontato ieri dal teste: Romeo Paparesta aspira da anni a incarichi tecnici nell'AIA. Nei primi anni 2000 frequenta Lanese, a cui garantisce l'appoggio per l'elezione del 2002 a presidente, sperando di ricavarne un incarico di responsabile nel settore tecnico. Ma nonostante il buon esito dell'elezione, l'incarico a Romeo non arriva. I rapporti si raffreddano per un po', per riprendere in seguito, anche in virtù del ruolo dirigenziale dello stesso Paparesta nell'AIA.
Arriva maggio 2004 e Romeo torna a insistere, vuole una spinta per ottenere un ruolo di responsabilità in AIA, allora Lanese gli propone di incontrare Moggi, che a suo dire sarebbe molto ascoltato in ambito federale, con un certo ascendente su Carraro. Leggendo fra le righe della deposizione, in realtà forse Lanese voleva semplicemente liberarsene, sbolognarlo a qualcun altro. Così il 7 maggio 2004 se lo porta dietro a Torino, nella sede della Juve, dove Lanese ha in programma un incontro con Moggi per chiacchierare di politica federale, di problematiche arbitrali, roba di ordinaria amministrazione. Alla fine dell'incontro, Lanese presenta a Romeo Lucianone, che gentilmente gli dà il proprio numero (italiano) e gli dice di chiamarlo più avanti. Qualche settimana dopo, estate 2004, ci sono le assegnazioni degli incarichi nell'AIA, e a Romeo va ancora male, nessun incarico, allora si decide a usare il numero di Lucianone. Ci prova più volte, a chiamarlo, ma Lucianone non risponde. Arriva settembre, e finalmente, all'ennesimo tentativo, "lo sventurato rispose". Lucianone gli propone di raggiungerlo a Napoli la settimana dopo, a casa sua. Romeo ci va e vi trova anche Angelo Fabiani, che ancora non conosce e che scoprirà solo in seguito essere il ds del Messina.
In quell'incontro, Moggi si lamenta del potere delle squadre milanesi (parla anche delle romane, ma nei mesi successivi Romeo si accorge che sono le milanesi i suoi crucci principali). Lucianone sembra come ossessionato da Milan e onesTeam, o meglio, dai continui tentativi di sgambetto nei suoi confronti, in quanto ds della Juve. Per questo, Moggi gli chiede di aiutarlo: ogni settimana Romeo dovrebbe andare a vedersi una partita di Serie A, meglio se di Milan o onesTeam, per segnalargli eventuali episodi poco limpidi a loro favore a livello di direzione arbitrale. A questo scopo gli consegna un telefonino con in rubrica due numeri suoi e due di Fabiani: quel telefonino è una sorta di rimborso spese, glielo dà per invogliarlo a chiamarlo e a fornirgli informazioni. Quanto a suo figlio, che pure fa l'arbitro in serie A, Romeo ieri in aula è stato molto chiaro: sia lui che Moggi si impegnano a vicenda affinché il loro rapporto non interferisse con l'imparzialità di Gianluca, e lo tengono all'oscuro. Che in quel telefonino ci sia una SIM straniera, Romeo manco se ne accorge, non conosce nemmeno i numeri che chiama, lui vede solo la rubrica con i nomi di Luciano 1 e 2 e Angelo 1 e 2 (qualche dubbio gli viene quando ascolta i messaggi preregistrati in lingua straniera, ma non ci perde molti pensieri); a volte userà quel cellulare anche per telefonate normali con parenti o conoscenti, quando ha problemi con il suo personale. In generale, Romeo racconta di un Moggi che quando parla della rivalità con le squadre milanesi e romane, più che il ds della Juve, ne sembra il primo tifoso.
Arriva il 6 novembre 2004, giorno di Reggina - Juve, arbitro Gianluca. La Juve perde, ma reclama per un rigore solare e un gol annullato (Romeo ieri ha detto "uno", in realtà i gol annullati alla Juve furono due..). Come sempre, dopo la partita Romeo sente Gianluca, il quale si lamenta con lui per la scenata di Moggi e Giraudo negli spogliatoi, soprattutto perché gli fanno capire non credono alla sua buonafede. E' offeso, Gianluca. Comunque, dopo la prima sfuriata, Moggi e Giraudo si ripresentano nel camerino della quaterna arbitrale insieme al presidente della Reggina Foti, e in questa seconda visita si raddolciscono: dalla tv si è visto che il gol annullato all'ultimo minuto in realtà era davvero fuorigioco. Gianluca, gli assistenti e il quarto uomo decidono di non refertare la sfuriata di Moggi e Giraudo, ma attenzione, NON per paura di ritorsioni (come si disse durante Farsopoli), ma perché lo reputano inutile, dato che la squalifica di un dirigente alla fine non ha alcuna ripercussione sostanziale (per qualche partita perde il diritto di andare negli spogliatoi con la squadra e finisce lì).
Gianluca resta a dormire a Reggio, sperando di incrociare in aeroporto la mattina dopo i dirigenti della Juve e rimproverarli per il loro atteggiamento, dir loro a muso duro che, capitasse un'altra volta, reagirebbe ben più duramente. Ma non li incontra. Domenica è a pranzo da Romeo, il quale fin da sabato sera ha visto che in TV tutti attaccano suo figlio. I due ne parlano a tavola, sospettano che ci sia dietro Moggi. Nel pomeriggio, Romeo sprona il figlio a chiamare il dg della Juve, in modo da fargli capire che intende reagire a quell'attacco mediatico, e per rimproverarlo per la scenata dello spogliatoio. Ma il numero di Moggi non ce l'hanno, quello italiano che gli aveva dato a maggio Romeo non ce l'ha più, ma aspetta, Romeo ha il cellulare che gli ha dato Lucianone, ecco, si può usare quello. Romeo prova a chiamare una prima volta i due numeri di Moggi in rubrica, ma quel diavolo non risponde a nessuno dei due. Allora chiama Fabiani e gli chiede di Moggi. Angelo gli risponde che s'interessa e gli fa sapere. Passa ancora un po' di tempo, poi Fabiani lo richiama: ora Luciano è libero: prova, Romeo. Ma, come sappiamo, in quel momento Lucianone non era libero, era a un altro telefono con un'amica, forse quella con cui il giorno prima, subito dopo la partita, ancora incazzato, aveva fatto il fanfarone, dicendole di aver chiuso l'arbitro nello spogliatoio e di essersi portato la chiave all'aeroporto. Così, il tentativo di Romeo finisce male: "Ciao, Luciano, ti passo un attimo mio figlio che deve dirti una cosa". Gianluca: “Senta, vorrei dirle…” Moggi lo investe di male parole e gli chiude il telefono in faccia, come abbiamo sentito. 10-15 secondi di telefonata e tutto finisce lì.
A quel punto, Romeo consiglia al figlio di riprovare nei giorni successivi. Gianluca deve partire per la Romagna, così gli presta il cellulare coi due numeri di Moggi. L'arbitro se lo porta con sé e al ritorno, pochi giorni dopo, lo restituisce al padre. Ma non gli racconta di alcuna telefonata con Moggi, probabilmente manco l'ha usato.
Questa è la vera storia di uno dei capisaldi della bufala del 2006. Altro che rapimento di Paparesta, altro che intimidazioni. Altro che referti non scritti per paura di ritorsioni. Tutte balle, di gente in malafede, che odia la Juve e da anni aspettava un'occasione del genere.
Un altro episodio interessante chiarito da Romeo Paparesta riguarda la famosa intercettazione delle griglie tra Moggi e Bergamo, nella quale Moggi disse al designatore che Gianluca Paparesta la giornata successiva sarebbe stato designabile perché, benché in settimana impegnato all'estero, lui sapeva che sarebbe tornato venerdì. Romeo chiarisce di aver dato lui stesso quell'informazione a Moggi, che aveva sentito per altri motivi in quei giorni; in realtà è un'informazione sbagliata (come per altro in quella telefonata Bergamo fa notare a Moggi), perché Paparesta tornerà invece il sabato.
Dunque, Moggi dà a Romeo Paparesta dei cellulari per invogliarlo a fargli da osservatore degli arbitraggi delle concorrenti, in particolare onesTeam e Milan, convinto com'è del loro potere eccessivo sul mondo arbitrale. In generale, Romeo racconta che con Moggi e Fabiani si sentiva con cadenza settimanale, sempre in relazione all'osservazione delle partite, e che con i due cercava sempre di far valere l'argomento della buona fede degli arbitri. Ecco perché è facile associare i tabulati di molte SIM svizzere agli arbitri: perché chi le usava era spesso negli stessi luoghi in cui c'erano delle gare da dirigere o dei meeting del settore.
Romeo ricorda poi che Moggi si lamentava spesso dei designatori e non si fidava di loro. Stiamo parlando di Pairetto e Bergamo, i due presunti "associati a delinquere" che con lo stesso Moggi, secondo l'accusa, avrebbero truccato i campionati per favorire la Juve. Più scagionante di così...
E per finire, ecco un altro bel colpo al teorema della cupola, secondo il quale Moggi aveva il potere di interferire illecitamente nella politica federale e nel mondo arbitrale: Romeo Paparesta, dopo aver passato tutto il campionato 2004-05 in frequentazione telefonica di un mammasantissima come Moggi, che tanta influenza, a dire di Lanese, aveva su Carraro, avrebbe tutto il diritto di aspettarsi di ottenerne infine gli sperati benefici.
Arriva l'estate 2005, vengono decisi i nuovi incarichi nella CAN. Il pm domanda a Romeo: "Ottenne l'incarico?".
"No, anzi, venni a sapere che il mio nome venne proposto, forse grazie alla mia frequentazione di Moggi, ma proprio Carraro diede parere negativo".

Messaggio modificato da gabriele il Mercoledì, 20-Mag-2009, 17:15
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Benvenuti a Farsopoli: da A. Carbone fatti irrilevanti e non pertinenti
mercoledì 20 maggio 2009 15:30

Irrilevanti e non pertinenti. Così il giudice Teresa Casoria, con un certo fastidio, ha bollato le testimonianze rese da Armando Carbone, agente di commercio, incredibilmente trasformatosi in grande accusatore del "sistema Moggi". Un personaggio da noi raccontato in anteprima e voce unica nel panorama informativo nazionale, ai tempi della pubblicazione delle intercettazioni di quella che fu chiamata Calciopoli 2.
Ed è proprio questo il punto. Una deposizione evidentemente contraddittoria e affatto circostanziata, riferita a fatti avvenuti nel lontano 1986, ha consentito ai magistrati napoletani di intercettare, a distanza di più di un anno dalla fine delle indagini, Luciano Moggi e altri indagati del processo: il GIP che ha autorizzato quelle intercettazioni ha di fatto consentito lo spreco di denaro pubblico sulla base di dichiarazioni "irrilevanti e non pertinenti". Questa la notizia del giorno.
Carbone si è dimostrato personaggio da commedia dell'arte, volenteroso nel ricordo ma solo fino a un certo punto, pronto a contraddire le dichiarazioni rese a verbale, mai in grado di circostanziare alcuna delle sue testimonianze. Un personaggio che ha scatenato l'ilarità dell'aula, e l'evidente irritazione del giudice per il suo comportamento.
La sua deposizione è tesa a confermare i fatti raccontati e messi a verbale il 20 maggio 2006 davanti ai magistrati di Napoli.
Si qualifica come agente di commercio, con orgoglio rappresenta le più grandi firme di abbigliamento. Qual era il suo ruolo all'interno del mondo del calcio? "Aiutavo le società a salire di categoria nei vari campionati.", instradato alla singolare attività da tale Geggio Caciotti di Brescia, così racconta. Tiene a chiarire che la vicenda per cui fu implicato e arrestato, il calcioscommesse dell '86, non riguardava affatto le scommesse. Tiene a precisarlo con una certa foga e anche con qualche tecnicismo: "Mai bancato scommesse". Ammette invece con sconcertante candore la sua attività di aggiustatore di partite: arbitri e giocatori a busta paga, per indirizzare le partite come richiesto. Un'attività non spontanea, tiene a chiarire, ma con una forte domanda da parte dei presidenti. Infatti: "Avevo creato un giro che aveva in mano arbitri e calciatori da poter corrompere." Giusto alla bisogna.
Racconta di un complotto ordito da Moggi insieme ai giudici Marabotto e Laudi, nella vicenda calcioscommesse, per estromettere la crema dei dirigenti sportivi italiani: Allodi, Corsi, Janich, Dal Cin. Questi ultimi i personaggi che lo hanno introdotto, cotanto professionista, nel mondo del calcio. Il ruolo nel complotto di Moggi? Determinato da sua personale convinzione, senza riscontro alcuno.
Per la contradditorietà di tale testimonianza, vedasi il nostro precedente articolo: Allodi fu assolto e le sentenze statuirono che mai aveva conosciuto il Carbone, nonostante egli si presenti a verbale come suo "uomo occulto" e ne vanti un'intima conoscenza. Il Napoli non fu penalizzato, grazie appunto a questa interpretazione dei fatti. Colmo dei colmi, con una penalizzazione inflitta al Napoli, quell'anno lo scudetto lo avrebbe vinto la Juventus!
Ma andiamo avanti. Marabotto rifiuterebbe di ascoltare la sua deposizione nei confronti di Moggi, accusato di averlo contattato per aggiustare un match di Coppa Uefa, Torino-Hajduk Spalato, nella stagione 1985/86 , attraverso la corruzione dell'arbitro. Carbone non ha intenzione di circostanziare modalità e entità del presunto pagamento, ma aggiunge che la partita terminò in pareggio (1-1), risultato utile al Torino per passare il turno.
Peccato che quella era la partita di andata, e al ritorno in Dalmazia i croati vinsero 3-1, mandando il Toro a casa.
Juventus-Aston Villa 2-1 un'altra partita per cui il Carbone fornì l'arbitro. Dal Cin, cioè l'altro supertestimone di questo processo, cotanto professionista, avrebbe fornito il contatto con la dirigenza juventina, identificata in Morini, salvo poi estromettere dall'affare il Carbone. Naturalmente, nulla sa quanto ad entità e modalità del pagamento.
Ma l'assurdo, per un'aula di tribunale, si tocca poco dopo quando il Carbone accusa il Moggi non di aver compiuto un illecito, ma del rifiuto di compiere un illecito. Moggi non è un uomo d'onore. Con assoluto candore, Carbone rinfaccia a Moggi di non aver ottemperato a un debito nei suoi confronti, contratto dalla precedente gestione del Calcio Napoli, allorchè divenne direttore sportivo del team partenopeo.
E' con malcelato fastidio che racconta di come un vecchio dirigente del Napoli, Pasquale Carbone, gli abbia offerto 200 milioni di lire per ottenere il suo silenzio davanti all'ufficio indagini, e di come Moggi, nel frattempo subentrato, non abbia onorato l'illecito, facendosi negare dal Carbone (Armando), che lo importunava ripetutamente nel garage dove parcheggiava la sua automobile.
Uomini di Moggi sarebbero, secondo lui, Giorgio Perinetti, ora ds del Bari, e Luciano Tarantino, suo vice, pedine occulte ("oscure" nel suo claudicante italiano) del sistema. Il secondo viene indicato come persona che si occupa dei pagamenti in nero. La prova? Un assegno circolare che testimonia di un prestito di 10 milioni di lire effettuato dal Carbone in favore del Tarantino. Che ci azzecca? Niente, appunto.
Il Tarantino gli avrebbe inoltre confidato dell'integrità a un presunto sistema del generale Italo Pappa, ex capo Ufficio Indagini. Naturalmente, come in ogni altra dichiarazione resa, non è in grado di circostanziare con date e luoghi, la confidenza o millanteria di Tarantino, e il motivo della loro conoscenza. Carbone continua ad accennare alla GEA, mostrandone assoluta ignoranza rispetto ai fatti principali, data di fondazione e di attività, giungendo persino ad affermare a mezza bocca che il trasferimento di Ferrara sia stato effettuato dalla GEA, non esistente, all'epoca dei fatti, nemmeno in nuce.
Alla richiesta di conferma da parte dell'avv. Prioreschi, smentisce subito con faciloneria: "Noooo, noooo, non lo so.". E' commedia. E il giudice se ne stanca. Invita teste e pm a concentrarsi su questioni attuali e concernenti al processo.
Le testimonianze del Carbone vanno invece a parare ancora sulle intercettazioni del 1986, atti per altro non appartenenti al processo. Gli avvocati protestano, Beatrice si arrabbia. Il giudice Casoria invita a non agitarsi, dando ad intendere, come spiegherà più tardi, che ha "inquadrato" il soggetto.
Il controesame degli avvocati difensori è spietato. Carbone infila una serie di contraddizioni evidenti rispetto ai verbali del 20 maggio. Quando messo in difficoltà rispetto alla contradditorietà con i fatti realmente accaduti (quelle stesse contraddizioni da noi evidenziate nel nostro precedente articolo) si rifugia continuamente in "non ricordo", che appaiono tanto più comici in un testimone che muove le sue accuse da fatti accaduti nel 1986.
L'incalzare di Prioreschi mina la credibilità del testimone, che offre cambiamenti di versione rispetto al verbale e confusione nei ricordi, ma a piazzare il colpo definitivo è l'avvocato Trofino che ricorda come, in seguito alla sua prima deposizione del 20 maggio, si fosse impegnato a produrre atti e ulteriori testimonianze che circostanziassero e confermassero le sue accuse. Un secondo incontro con i magistrati non ci fu mai, a testimoniare dell'assoluta genericità, gratuità e inconsistenza delle sue prime dichiarazioni, curiosamente rese in modo spontaneo davanti all'autorità giudiziaria.
Gli avvocati chiedono dunque di sentire altri testimoni, tra cui il Tarantino, per testare la credibilità di questa deposizione.
Il giudice Casoria non vede ragione, stante l'irrilevanza e non pertinenza della testimonianza resa.
Insomma, il dossier Carbone ha già incontrato la fine che meritava e che, unici in Italia, avevamo già sottolineato.
Prima vittoria, quindi, delle difese e clamoroso autogoal dell'accusa.
Ma non basta: i Pm napoletani hanno richiesto e ottenuto l'autorizzazione ad intercettare in base a queste inconsistenti dichiarazioni, bocciate come assolutamente irrilevanti, dopo 30 minuti di udienza.
Dichiarazioni assolutamente generiche e mai circostanziate che necessitavano conferme vere e documentali, che non sono mai arrivate.
C'era da ridere ad ascoltare Carbone, e in molti lo hanno fatto.
Noi siamo a chiederci invece con che coraggio il GIP abbia disposto intercettazioni in base alla sua parola. Un clamoroso caso di cattiva gestione della giustizia, che dovrebbe essere di insegnamento a tutti.


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Luca
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Strano è che nessun giornale "famoso" ne parli.. !
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E che ti aspettavi? quando mai parlano con la stessa enfasi una volta che il "presunto colpevole" viene assolto?
Quando mettono i colpevoli in prima pagina ci sono titoli a 9 colonne, quando sono assolti un trafiletto un sesta pagina piccolo piccolo.
Starà a noi fare in modo che, una volta assolti, venga esposto uno striscione che tiene tutto lo stadio: nord, sud, est e ovest. Campo compreso. Magari durante una partita di Champions.
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grande gabri . di luca ma la pravda rosa è famoso per la tiratura o per le minchiate che inventa ? :ridere: :ridere: :ridere:
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