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Perché colui che oggi è con me e versa il suo sangue sul campo, colui è mio fratello".
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> L’agonia Della Ricerca Pubblica In Italia, Che ne dite?
 
eldavidinho94
Inviato il: Giovedì, 14-Mag-2009, 18:06
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L’agonia della ricerca pubblica in Italia

Il quadro della ricerca in Italia rivela una situazione di forte ritardo sia rispetto ai principali paesi industriali che ad alcune economie europee di minori dimensioni come quella vedese e finlandese.
Per quanto riguarda gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, l’Italia mostra un ritardo non solo rispetto al Giappone e agli Stati Uniti, ma anche rispetto ai paesi europei; valori inferiori a quelli italiani si riscontrano solo per Spagna, Portogallo e Grecia

In Italia la ricerca pubblica è svolta dall’Università e da alcuni Enti Pubblici.
Oltre alla ricerca di base, buona parte del sistema pubblico di ricerca è stato comunque rivolto in passato alla riduzione dello svantaggio tecnologico e all’aumento della competitività economica.

Se dal dopoguerra fino agli anni ’80 l’attività di ricerca è andata bene o male avanti, negli anni 90’ le condizioni in cui operano i ricercatori sono diventate sempre più difficili. Nella divisione internazionale del lavoro, dominata fin dal dopoguerra dalle grandi compagnie statunitensi, l’Italia è stata sospinta sempre più in un ruolo di secondo piano anche a livello di sviluppo scientifico e tecnologico. L’Italia ha abbandonato progressivamente gli investimenti nei settori ad alta intensità di conoscenza tecnico-scientifica (elettronica, farmaceutica, comunicazioni, energia, etc.).

Si possono ricordare, ad esempio, la vendita da parte dell’ENI del settore chimico, compresi tutti i laboratori di ricerca di San Donato Milanese, la vendita della Nuova Pignone ad una compagnia americana, la chiusura da parte dell’Olivetti degli stabilimenti di produzione software e l’hardware, la cessione da parte della FIAT del pacchetto azionario alla General Motors, la cessione della Sclavo alla Bayer, etc.

Gli indici di riferimento principali (scambi commerciali, brevetti ad alto contenuto tecnologico) sottolineano la situazione di ritardo del nostro paese. L’indice tecnologico (diffusione dell’innovazione e delle tecnologie) è dello 0.3, il più basso tra tutti i paesi sviluppati.

L’Italia consuma prodotti innovativi acquistati all’estero e paga il deficit commerciale con la vendita di produzioni tradizionali a basso-medio contenuto tecnologico.

I bassi investimenti in ricerca di base e tecnologica del nostro Paese e la privatizzazione delle grandi industrie di Stato hanno portato ad un sistema industriale italiano caratterizzato da piccole e medie imprese a basso livello tecnologico, e più in generale ad un arretramento del nostro paese in vasti settori delle conoscenze scientifiche.

Il settore più forte dell’economia italiana è quello specializzato nella produzione di beni di largo consumo (occhiali, sedie, piastrelle, abbigliamento, calzature, tessile, alimentare, mobili, etc.) che non richiedono particolari investimenti in innovazione tecnologica. E’ significativo che le regioni del nord-est, quelle attualmente trainanti per l’economia italiana, sono anche quelle a più bassa scolarizzazione (il motivo sta nel fatto che i giovani sono attratti dagli elevati guadagni lavorando in imprese che non richiedono competenze tecnico-scientifiche). I livelli di istruzione superiore in Italia (40 %) sono tra i più bassi dei paesi OCSE.
Un effetto del basso investimento nella ricerca è la fuga dei cervelli dall’Italia con il conseguente impoverimento culturale del nostro paese e benefici per i paesi più sviluppati.

Invece di evitare ciò, tutti i Ministri dell'Instruzioni(o quasi) degli ultimi 10 anni hanno effettuato tagli drastici di fondi per la Ricerca Pubblica, questo comporta soprattutto l'affidamento sempre più massiccio di servizi a soggetti privati esterni, con la conseguenza di delegare a privati anche servizi nazionali delicati ed essenziali, senza garanzia di imparzialità e professionalità; infine, a coronamento di tutti i punti precedenti, la trasformazione degli enti pubblici di ricerca, o di loro spezzoni, in societa' per azioni.

L'deologia italiana, in fin dei conti, è sempre stata la stessa:
"La certezza che IL PRIVATO, è meglio"

Tratto da
"La Voce del GAMADI"


Non tutto interamente copiato
ho apportato correzioni e tagli


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